Archive for July, 2008

beni di prima necessità…

Thursday, July 31st, 2008

code a Milano in epoca di saldi. Camicie da 600 euro ribassate a 400.  35%

Il concetto di “povertà” si estende a dismisura, oscurando tutto e tutti. I nostri nonni facevano le code per il pane o forse nemmeno per quello. Qui ed ora si fanno le code per concerti, negozi di lusso, telefonini ed altre amenità completamente inutili e costosissime. Penso che stiamo perdendo il controllo e il timone.

Spero di non perdere mai l’attuale leggerezza ed essenzialità che vivo. Ben più che sufficiente.

Standard&Poor’s

Tuesday, July 29th, 2008

Da quando ho memoria leggo questi commenti sull’Italia. Ma cosa aspettano quei ricchi vecchi del Parlamento ad attuare queste 2-3 leggi?

Siamo il paese con più vecchi al mondo e con la più bassa età media pensionabile. Tutto a discapito e a carico del futuro del paese ovvero i giovani…  ma che futuro può avere un paese del genere?

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Il giudizio di Standard & Poor’s. “L’alto livello del debito pubblico e l’onerosa spesa per interessi dell’Italia continueranno a limitare la sua flessibilità finanziaria”, scrive in una nota l’agenzia di rating Standard & Poor’s.

Questa situazione è destinata a durare “fino a quando non vi sarà sufficiente volontà politica nell’affrontare le cause alla base del malessere del Paese: un settore pubblico sovradimensionato e inefficiente, una debole struttura di bilancio che ha portato ad una crescita rapida della spesa corrente, un sistema pensionistico oneroso, e le richieste che ricadono sul bilancio dello Stato a fronte di un sistema di federalismo fiscale ancora in fase di definizione”.

Cost of living top 50 cities

Friday, July 25th, 2008

 Classifica aggiornata delle 50 città più care al mondo. Ho vissuto da qualche giorno a qualche anno in metà di esse. Sono classifiche che lasciano il tempo che trovano perchè nelle grandi città è possibile fare una vita carissima e lussuosissima oppure spendere praticamente niente. Più la città è grande più le differenze sono esasperate. È assurdo comparare le piccole città svizzere e Oslo con New York City o Seoul.

Impressiona però vedere Milano al 10º posto, Roma al 16º e comparare i salari medi delle città italiane con quelli delle altre città europee. Sarebbe interessante intersecare la classifica del costo della vita e quella dei salari medi per capire dove, forse, si vive meglio.

Rank March 2008

Rank March 2007

City

Country

Cost of living Index March 2008

Cost of living Index March 2007

1

1

Moscow

Russia

142.4

134.4

2

4

Tokyo

Japan

127.0

122.1

3

2

London

UK

125.0

126.3

4

10

Oslo

Norway

118.3

105.8

5

3

Seoul

South Korea

117.7

122.4

6

5

Hong Kong

China

117.6

119.4

7

6

Copenhagen

Denmark

117.2

110.2

8

7

Geneva

Switzerland

115.8

109.8

9

9

Zurich

Switzerland

112.7

107.6

10

11

Milan

Italy

111.3

104.4

11

8

Osaka

Japan

110.0

108.4

12

13

Paris

France

109.4

101.4

13

14

Singapore

Singapore

109.1

100.4

14

17

Tel Aviv

Israel

105.0

97.7

15

21

Sydney

Australia

104.1

94.9

16

16

Dublin

Ireland

103.9

99.6

16

18

Rome

Italy

103.9

97.6

19

19

Vienna

Austria

102.3

96.9

21

22

Helsinki

Finland

101.1

93.3

23

38

Istanbul

Turkey

99.4

87.7

25

25

Amsterdam

Netherlands

97.0

92.2

25

62

São Paulo

Brazil

97.0

82.8

29

49

Prague

Czech Rep.

96.0

85.6

31

31

Barcelona

Spain

95.2

89.2

31

23

Stockholm

Sweden

95.2

93.1

35

67

Warsaw

Poland

95.0

82.4

37

39

Munich

Germany

93.1

87.6

39

44

Brussels

Belgium

92.9

86.5

40

40

Frankfurt

Germany

92.5

87.4

41

33

Dakar

Senegal

92.2

89.0

43

43

Luxembourg

Luxembourg

91.3

87.0

45

31

Bratislava

Slovakia

90.6

89.2

46

72

Riga

Latvia

90.4

81.5

49

59

Zagreb

Croatia

90.0

83.5

Il Paese dei Mafiosi

Sunday, July 20th, 2008

Grande video su questo piccolo paese di furfanti al potere

“Parma come Barna..”

Saturday, July 19th, 2008

Dopo il delirio del Berlusca (Napoli come il Giappone) ecco Vignali, sindaco di Parma: Parma come Barcelona.

“Via Cavour come las Ramblas” (le due strade più diverse del mondo, una l’opposto dell’altra)

“Una cosa l’abbiamo già copiata, la Movida” (ma dove? 2 bar in via Farini aperti fino alle 2? forse non è chiaro il concetto di Movida, che tra l’altro non c’entra niente con Barcelona)

Ecco uno degli articoli più stupidi che abbia mai letto:

http://parma.repubblica.it/dettaglio/Vignali-fa-lo-Zapatero-13-mercati-come-Barcellona/1489684

Via Cavour sarà la Rambla. E non chiamiamo più Parma la piccola Parigi, semmai la “petit Barcellona”. Perché è questa la nuova idea di Vignali-Zapatero: rendere Parma come Barça.
Piccole rambla, mercati attrattivi, centri naturali commerciali, tapas a tarda notte e perché no, magari anche rifiuti che si gettano lungo un tubo e finiscono sotto terra, dove vengono raccolti. Proprio come a Barcellona. Una cosa l’abbiamo già copiata, la “movida”, le altre arriveranno. Olè.
Una delegazione di “zorro” senza spada e senza zeta è partita nei giorni scorsi dalla città ducale per andare a studiare la grande Barcellona, quella della rinascita economica. La missione ha del lodevole: salvare la Parma commerciale che sta morendo copiando la Spagna che avanza. In testa il sindaco Pietro Vignali, l’assessore al commercio Paola Colla e quello all’urbanistica Francesco Manfredi, con loro anche altri delegati, dal Town center manager Andrea Allodi ad esponenti dell’Ascom. Poche ore di volo ed ecco Barça: calore e colore, spesa e ripresa. Ma anche sorpresa: mentre cercavano esempi catalani da importare nella Parma del commercio, ecco spuntare un mercato rionale innovativo con tanto di ponte romano sotterraneo. Increduli i presenti, un filo eccitati: “Ma è come la nuova Ghiaia” ha esclamato qualcuno. Esempio migliore non si poteva trovare: l’obiettivo del Comune è infatti quello di realizzare tante piccole “nuove Ghiaia” nei 13 quartieri della città, ovvero zone e mercati commercialmente attrattivi attorno ai quali realizzare una rete di marketing e iniziative dei piccoli negozi. La sfida è aperta e parte da Barcellona, per intenderci dal famoso mercato Santa Caterina. In parole spicciole, come direbbe l’assessore Colla, c’è la necessità di creare dei centri commerciali naturali. Peccato solo che di “Ghiaia” finita a Parma non se n’è vista mezza. E’ ancora ferma – morta e senza più via vai di buste della spesa – da quasi due anni.

Ecco perché al Comune piace Barcellona
Negli ultimi anni la città catalana ha portato il numero di consumatori mensili, fra negozi e centri commerciali, da 9 a 19 milioni. Un boom straordinario che fa gola a Vignali e compagnia. Ecco dunque l’idea. Osservare il fenomeno Barça per salvare la Parma morente, quella dei negozi che chiudono nell’Oltretorrente e che in centro non aprono più, visti i centri commerciali in arrivo (Ipercoop, nuova Esselunga, Ikea) e quelli già esistenti (dall’Eurotorri al Panorama sino alla Metro). Scelta interessante, seppur viziata da una bella differenza: la Parma di Verdi e del culatello non si aggira sui 180mila abitanti, la Barcellona di Gaudì e delle tapas europee è dieci volte tanto e conta un milione e settecentomila residenti, più una valanga di turisti.

Matita e taccuino, Parma studia i centri commerciali spagnoli
Non solo Ronaldhino. Dalla Spagna si può importare molto di più: la rinascita economica, quella che le ha fatto superare l’Italia, quella che il Comune di Parma invidia e vorrebbe percorrere. Il tour dei fantastici sette, quant’erano su per giù gli amministratori parmigiani partiti alla volta della Spagna, aveva un motivo ben preciso.
Studiare, matita e taccuino alla mano, il sistema dei negozi e dei centri commerciali catalani per strutturare lo stesso fenomeno nella piccola Parma. Interessano in particolare i centri commerciali naturali: per sapere cosa sono non è necessario andare molto lontano, basta leggere una nota sul sito della provincia della vicina Modena, città dove sono già in cantiere.
“I centri commerciali naturali sono le vie, le piazze, le gallerie, i centri storici e i quartieri in cui spontaneamente e storicamente si sono addensati i negozi, le botteghe artigiane, i bar, i ristoranti e i servizi. Il centro commerciale naturale restituisce ai consumatori il piacere dello shopping in un ambiente familiare e non artificiale, il gusto di fare acquisti all’aria aperta, con l’assistenza di tanti operatori commerciali, capaci di dedicare a ciascun cliente adeguata attenzione, assistenza e informazioni personalizzate”.

A dire il vero l’assessore Colla, di questi “Ccn”, ne ha parlato in più occasioni: ad aprile ci fu pure un convegno solo dedicato a questo tema, puntando il dito sulla necessità di “rendere fruibili al commercio tradizionale gli strumenti e le leve del marketing”. Poi prese una decisione: “Il primo centro commerciale naturale a Parma sarà in via Imbriani”.

“Qualità contro quantità”
A Parma niente flamenco, l’unico ballo concesso è quello dei centri commerciali che “danzeranno” introno alla città. Con l’arrivo di maxi centri commerciali, da Ipercoop a Esselunga, la spesa ( di tutti i tipi) si va a fare fuori dal centro storico. Una mazzata che pesa come un macigno sui piccoli negozi della città che, uno ad uno, come sottolinea anche uno studio presentato dall’Ascom, stanno morendo. Ecco allora, sulla scia dei toreri, l’intenzione di prendere spunto da Barcellona che in ognuno dei suoi 10 distretti ha valorizzato i mercati rionali, organizzando eventi, creando fidelizzazioni con il cliente, carte elettroniche per gli acquisti, spazi ludo per i bambini mentre le mamme fanno la spesa e via dicendo. Un esempio lo si vede bene nel sito del Mercats de Barcelona. Tutto questo lo si vorrebbe fare anche a Parma, pedonalizzando sempre più aree (vedi via Farini, via XXII Luglio e via dicendo) e rendendo attrattive piazze e zone a traffico limitato, facendo convenzionare negozi, magari proponendo un certo tipo di prodotti. Secondo i piani del Comune, puntando sulla qualità. E sul fatto di girare a piedi e fare shopping di piccole cose. Il resto, dai pesanti divani in su, lo si va a comprare in periferia. Il tutto in perfetto stile Barcellona, con, in futuro, tanto di metropolitana. Proprio come nella città della Catalogna. A quando la Coppa America sul torrente Parma?