Di nuovo sul Senato
Ritorno sul tema Senato. Il luogo principe, il luogo più alto e nobile della Repubblica, infestato da personaggi da fumetti. Travaglio ha scritto, più di una volta, delle amicizie mafiose di Schifani, siciliano, forzista, braccio destro politico di Berlusconi. Nessuno si è “indignato”, nessuno ha alzato la voce, nessuno ha detto niente. Ora Travaglio va in tv da quel bamboccione di Fazio e racconta cio che ha scritto mesi prima. Si scatena il putiferio. Destra e sinistra “indignate”. E per cosa? Non perchè il presidente del Senato frequentava amicizie mafiose negli anni ‘80 ma perchè Travaglio ha raccontato tale cosa da Fazio in prima serata. Nessuno ha ritirato i libri o denunciato Travaglio prima. Se ciò che dice Travaglio é falso, perchè non è stato denunciato prima? Perchè nessuno legge? O perchè la notizia è certa e documentata? Ora che però la notizia è arrivata al grande-pubblico-passivo-televisivo, si scatena il putiferio. Grandi titoloni, grandi scuse, grandi indignazioni ma nessuno ha avuto il coraggio di smentire la cosa. Ora Schifani ha denunciato Travaglio e speriamo che i giudici, finalmente, risolvano la cosa in un senso o nell’altro. Che denunci anche El Pais, che ha commentato cosí la sua elezione il 29 aprile.
Se vincerà però Travaglio, la notizia purtroppo non finirà in prima pagina. Come succede sempre.
Infine, un giornalista indipendente, un giornalista d’inchiesta, pone domande e dubita sulla moralità della seconda carica dello Stato. Un giornalista indipendente informa il grande pubblico - dormiente e televisivo - di fatti di cronaca importantissimi e i mezzi di informazione, e il Parlamento, invece di aprire gli occhi e verificare la cosa, invece di investigare con cura il passato ed il presente di chi siede in Parlamento, si indigna e prende le difese di Schifani… Solo Di Pietro difende il giornalista.
Se il Senato è cosí, non c’è da meravigliarsi se il resto del paese è come è..
Riporto la “carta d’identità” tratta da “Se li conosci li eviti”, libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Peter Gomez e Marco Travaglio, dell’attuale Presidente del Senato.
Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe: Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Segni particolari: Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le “cinque alte cariche dello Stato” (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani “il principe del Foro del recupero crediti”, anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:
il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
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