da comunisti cattivi ad amici

May 15th, 2008

sempre più falsi, sempre più schifo mi fanno..

ROMA - Il ministro degli Esteri Franco Frattini non intende provocare inutilmente gli «amici cinesi» incontrando il Dalai Lama, il leader spirituale tibetano. E’ quanto afferma in un’intervista al Financial Times, precisando però che il governo italiano sostiene la richiesta di autonomia avanzata dal Dalai Lama per il Tibet e si oppone alla sospensione dell’embargo sulle armi imposto alla Cina, come chiesto invece da alcuni Paesi europei.

Corriere della Sera - 15-05-08 

Time

May 14th, 2008

“Every day is lost in which we do not learn something useful. Man has no nobler or more valuable possession than time.”

Ludwig Van Beethoven

Di nuovo sul Senato

May 13th, 2008

Ritorno sul tema Senato. Il luogo principe, il luogo più alto e nobile della Repubblica, infestato da personaggi da fumetti. Travaglio ha scritto, più di una volta, delle amicizie mafiose di Schifani, siciliano, forzista, braccio destro politico di Berlusconi. Nessuno si è “indignato”, nessuno ha alzato la voce, nessuno ha detto niente. Ora Travaglio va in tv da quel bamboccione di Fazio e racconta cio che ha scritto mesi prima. Si scatena il putiferio. Destra e sinistra “indignate”. E per cosa? Non perchè il presidente del Senato frequentava amicizie mafiose negli anni ‘80 ma perchè Travaglio ha raccontato tale cosa da Fazio in prima serata. Nessuno ha ritirato i libri o denunciato Travaglio prima. Se ciò che dice Travaglio é falso, perchè non è stato denunciato prima? Perchè nessuno legge? O perchè la notizia è certa e documentata? Ora che però la notizia è arrivata al grande-pubblico-passivo-televisivo, si scatena il putiferio. Grandi titoloni, grandi scuse, grandi indignazioni ma nessuno ha avuto il coraggio di smentire la cosa. Ora Schifani ha denunciato Travaglio e speriamo che i giudici, finalmente, risolvano la cosa in un senso o nell’altro. Che denunci anche El Pais, che ha commentato cosí la sua elezione il 29 aprile.

Se vincerà però Travaglio, la notizia purtroppo non finirà in prima pagina. Come succede sempre.

Infine, un giornalista indipendente, un giornalista d’inchiesta, pone domande e dubita sulla moralità della seconda carica dello Stato. Un giornalista indipendente informa il grande pubblico - dormiente e televisivo - di fatti di cronaca importantissimi e i mezzi di informazione, e il Parlamento, invece di aprire gli occhi e verificare la cosa, invece di investigare con cura il passato ed il presente di chi siede in Parlamento, si indigna e prende le difese di Schifani… Solo Di Pietro difende il giornalista.

Se il Senato è cosí, non c’è da meravigliarsi se il resto del paese è come è..

Riporto la “carta d’identità” tratta da “Se li conosci li eviti”, libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Peter Gomez e Marco Travaglio, dell’attuale Presidente del Senato.

Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe: Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Segni particolari: Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le “cinque alte cariche dello Stato” (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani “il principe del Foro del recupero crediti”, anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:

il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.

Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.

Istat, la metà degli italiani è ferma alla licenza media

May 8th, 2008

Roma - Quasi la metà della popolazione italiana è ferma alla licenzia media. Lo attesta l’Istat, nella prima edizione del rapporto “Cento statistiche per il Paese”. Nel 2007 infatti il 48,2% della popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito come titolo di studio più elevato solo la licenza di scuola media inferiore. Nel contesto europeo l’Italia presenta al 2006 un valore dell’indicatore pari al 48,7%, che posiziona il nostro Paese in fondo alla graduatoria insieme a Spagna, Portogallo e Malta.

Ecco l’unica vera spiegazione possibile per 14 anni di bugie ed uso personale di potere politico che gli italiani hanno permesso a Berlusconi.

Il “nuovo” Senato italiano

April 29th, 2008

Cuffaro e Dell’Utri si baciano. Tra i due 14 anni di condanna per reati mafiosi.

Tremendo video del settembre 1991. Falcone morirá e Cuffaro andrá in Senato….

Ciarrapico. Camicia nera, fedina pure. Questo personaggio vanta una collezione di condanne, arresti, rinvii a giudizio, prescrizioni e processi in corso da non temere rivali. Quattro condanne definitive confermate dalla Cassazione per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta alla truffa pluriaggravata, dallo sfruttamento minorile alla ricettazione fallimentare. In primo grado il nostro camerata è stato condannato anche per truffa e violazione della legge sulle trasfusioni in una delle sue cliniche. Insomma una bella ventata di aria fresca in Parlamento.

Michela Brambilla. Il nulla coi capelli rossi.

Giulio, presiede la seduta. Mafioso fino al 1980. In Parlamento dalla nascita della Repubblica.

Vomito.

Faith, il cane con 2 zampe

April 24th, 2008

Il cane più famoso d’America.. una leggenda. Nato con 2 zampe, riesce a camminare e fare una vita da cane “normale”.

Incredibile

April 24th, 2008

Bimbetta coreana di 5 anni, cieca dalla nascita, che si esibisce in un programma di piccoli fenomeni. Secondo la madre adottiva, questa bimbetta ha la capacità di suonare un pezzo dopo averlo ascoltato solo 1 volta… Impressionante.

Mafia e ad alta politica

April 22nd, 2008

Per non dimenticare mai il passato (e il presente, attraverso altre figure) di questo Paese con il cancro della mafia dentro il cuore.

Giulio Andreotti, pluriministro, pluri premier, da 60 anni al Potere, mafioso fino al 1980 secondo la sentenza della Corte di Cassazione del 15 ottobre 2004, ignorata dai massmedia.

Sentenza della Corte d’Appello di Palermo, presidente Salvatore Scaduti, a carico di Andreotti Giulio, 2 maggio 2003, poi resa definitiva dalla Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004

Il Senatore prescritto - 28-4-06*

La Corte , visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c. p.; 531 e 605 c. p. p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal
Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera del 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza (…). Quanto fin qui si è venuto illustrando indica con chiarezza che la Corte ritiene che una autentica, stabile ed amichevole
disponibilità dell’imputato verso i mafiosi si sia protratta… (fino alla) primavera del 1980 (…)

La Corte ha ritenuto la sussistenza:

- di amichevoli e anche dirette relazioni del sen. Andreotti con gli esponenti di spicco della cosiddetta ala moderata di Cosa Nostra, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, propiziate dal legame del predetto con l’on. Salvo Lima, ma anche con i cugini Salvo, essi pure
organicamente inseriti in Cosa Nostra”;

- di rapporti di scambio che dette amichevoli relazioni hanno determinato: il generico appoggio elettorale alla corrente andreottiana; il solerte attivarsi dei mafiosi per soddisfare, ricorrendo ai loro metodi, talora anche cruenti, possibili esigenze - di per sé, non sempre
di contenuto illecito - dell’imputato o di amici del medesimo; la palesata disponibilità e il manifestato buon apprezzamento del ruolo dei mafiosi da parte dell’imputato”;

- della travagliata, ma non per questo meno sintomatica ai fini che qui interessano, interazione dell’imputato con i mafiosi nella vicenda Mattarella, risoltasi, peraltro, nel drammatico fallimento del disegno del predetto di mettere sotto il suo autorevole controllo la azione dei suoi interlocutori ovvero, dopo la scelta sanguinaria di costoro, di tentare di recuperarne il controllo, promuovendo un definitivo, duro chiarimento, rimasto infruttuoso per l’atteggiamento arrogante assunto dal Bontate…” .

Caselli su Andreotti e la mafia.

Andreotti non è il solo parlamentare attualmente condannato per mafia. Anche il braccio destro da 30 anni del futuro presidente del Consiglio, fondatore di Forza Italia e Publitalia, impresa finanziatrice di Fininvest, Marcello Dell’Utri , condannato in Cassazione per false fatture e frode fiscale a due anni e tre mesi di reclusione (patteggiando la pena ed usufruendo dello sconto di pena pari ad un terzo) a Torino. Condannato in primo grado a Milano a due anni di reclusione per tentata estorsione ai danni di Vincenzo Garraffa (imprenditore trapanese), con la complicità del boss Vincenzo Virga (trapanese anche lui). Il 15 maggio 2007 la terza corte d’appello di Milano conferma la condanna a due anni.

  • In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell’Utri a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.

Nel testo che motiva la sentenza si legge:

  « La pluralità dell’attività posta in essere da Dell’Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici. »

Fatti, non opinioni. Dell’Utri è stato rieletto al Senato con il PDL nelle ultime elezioni politiche.

Libertà di stampa in Italia

April 18th, 2008

Estratto da “Citizen Berlusconi”, un’inchiesta giornalistica prodotta dalla televisione pubblica norvegese nel 2003, programmato da diverse emittenti americane ed europee ma che finora nessuna televisione italiana sia pubblica che privata ha voluto mandare in onda.
Maggiori informazioni: http://it.wikipedia.org/wiki/Citizen_Berlusconi

Si tratta di un’analisi approfondita e documentata dell’ascesa del cavaliere dalla televisione al vertice del governo italiano. Contro questo documentario si sono mossi all’estero anche ambienti diplomatici di Roma pur di evitarne la diffusione; tuttavia è andato in onda in molti paesi ed è possibile venirne a conoscenza liberamente tramite alcuni siti internet.


Documentario integrale disponibile su google video: http://video.google.com/videoplay?docid=-7507586179468920585

Il Nord e il Pd

April 18th, 2008

da Repubblica del 18/04

NEL Paese che cambia, ci sono riforme che non costano nulla, se non un atto di coraggio. Esempio: andare da un notaio, e firmare l’atto di nascita del Partito Democratico del Nord, federato al partito nazionale, con il sindaco di una grande città come segretario. Una forza politica leale a Veltroni ma autonoma, coerente col Pd nei valori ma indipendente nelle sue priorità e nei suoi programmi, soprattutto insediata nella zona italiana del cambiamento, e capace di una sua specifica rappresentanza: in uomini, interessi, esigenze e problemi.

Tutto questo non nella convinzione che il Nord si sia consegnato alla destra per sempre. Anzi. Il voto, rovesciando il cannibalismo con cui Berlusconi si cibò della Lega nei primi anni della sua avventura, vede, al Senato, il Pdl calare di 70mila voti in Piemonte, di 254mila in Veneto, di 236mila in Lombardia, a vantaggio della rimonta bossiana. E il Pd, che cresce di 295mila consensi in Lombardia e di 72mila in Piemonte, è pari ad ognuno dei suoi avversari in tutto il Nordest, ed è addirittura primo in tutti i capoluoghi veneti, Vicenza, Verona e Treviso compresi.

Ma il nuovo partito “metropolitano” non arriva al popolo minuto del capitalismo personale che innerva di innovazione e modernità l’area della Pedemontana, né al reddito fisso nordista colpito dalla crisi nella sua rappresentatività sociale. Non è vero che questo sistema economico e sociale rifiuta la politica, perché nella presenza capillare della Lega unita al populismo berlusconiano ha cercato comunque una ipotesi politica di rappresentazione, di interpretazione e di tutela del suo mondo.

Il problema della sinistra è che è esterna prima ancora che estranea a questa trasformazione molecolare del lavoro e della produzione, perché ferma ad una concezione fordista, “evoluzionista”, dove la piccola impresa è solo l’impresa da piccola e non un soggetto della modernità, che opera nei luoghi del cambiamento, produce beni immateriali come informazione, servizi, finanza, conoscenza: leve di nuove figure professionali, nuovi saperi, nuovi diritti, nuove domande.

Da questa metropoli diffusa, come anche da Milano, la sinistra non può rimanere fuori, se vuole essere credibile come soggetto del cambiamento. Non può regalarla alla destra, né può pensare che la destra sia lì per caso. Un’offerta di culture diverse può arricchire la zona più ricca d’Italia, nell’interesse del Paese. Forse il Pd del Nord non servirà per vincere, ma servirà per vivere, o almeno per capire.